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IL MAGICO MONDO DEI SAD JOKERS  Torna alla Homepage

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27. Nek: non tutti ricorderanno Nek, cantante di pop-squallore nell’Italia degli anni ’90-2000. Famoso per scopiazzare musica a destra e a manca, un giorno ebbe la pessima idea di mettere le mani sull’eterea Snow raven, canzone scritta da Sté Grassi, per trasformarla in una tristissima Quanto ti amo. La voce giunse all’orecchio dei Jokers per un caso fortuito (per dirla tutta, fu merito di Laura Pausini che lo rivelò a Lancioni durante uno dei loro incontri a luci suffuse) e i ragazzi, senza pensarci su due volte, saltarono in macchina e si diressero a casa di Nek per una spedizione punitiva. Non si sa molto dell’incontro, quel che è certo è che il giorno dopo il bel cantante aveva il viso tumefatto e lividi su ogni parte del corpo. La fantomatica Quanto ti amo non uscì mai.

28. Oriental Sessions: gioia e tormento di tutti i collezionisti, le Oriental Sessions sono il primo EP dei Sad Jokers, risalente al 2001-2002. “Le Oriental”, spiegò una volta De Rosa, “sono il frutto di una lunga cavalcata etilica nei weekend a casa di Grassi e rappresentano la summa di quel periodo artistico, come una sorta di best of in miniatura”. Delle cinque tracce, Caro Fedé è una recitazione dedicata ad un tal Federico Sanguinetti, chitarrista che all’epoca orbitava intorno al gruppo; Old Alabama n.9 è una sorta di spot ideato da Bernardini per fare il verso al Jack Daniels; Canzone d’autore (Troia), scritta da De Rosa ma qui magistralmente interpretata da Rocca, è una toccante storia di un uomo in un momento di profonda crisi; ma il brano che raggiunge i vertici del sentimento e dell’emozione è senza dubbio la straordinaria Cazzia d’Oriente (part I), un viaggio nei meandri dell’inconscio che ricorda molto, a posteriori, The finish. Le Oriental, come dicevamo prima, sono divenute oggetto del desiderio di molti collezionisti, essendo state ristampate in tiratura assai limitata. Oggigiorno il loro valore di mercato si attesta sui centoventimila euro.

29. Personaggi: subito dopo il successo di Fall from all, la casa discografica capì di avere tra le mani la big thing del nuovo millennio. Assunse così una squadra di agguerritissimi pubblicitari affidando loro il compito di promuovere l’immagine del gruppo in modo da interessare quanti più settori diversi di pubblico. Il team pensò così di affibbiare ad ognuno dei cinque ragazzi un’ “etichetta”, di creare cioè cinque personaggi nei quali persone di diversa estrazione potessero riconoscersi. Il risultato fu la diffusione di opuscoli e brochure nei quali Grassi veniva dipinto come un pazzo anarcoide, alternativo e ribelle, il cui fine era quello di “promuovere il caos e la distruzione della società” per sostituire quest’ultima con “il regno della volontà individuale” (l’unica cosa realistica era che consumasse vagonate di droghe). Averame veniva presentato invece come “un bravo ragazzo, pio e rispettoso, che ha sempre un sorriso pronto per tutti”: questa etichetta lo fece ben presto diventare l’idolo delle mamme e delle teen-agers. Bernardini era indicato come un ragazzo fine e di gusti delicati, arbiter elegantiarum, una spanna sopra gli altri ma sempre pronto, all’occasione, “a scatenarsi in pista al ritmo tunzeggiante della musica disco”. Rocca, senza poi troppi stravolgimenti, veniva collegato al mercato più intellettuale e sperimentale: “cultore di arte e filosofia, questo cantautore-rock fa dello spleen e della malinconia un vessillo esistenziale”, tutto ciò condito con una strizzata d’occhio al mondo della cultura orientale. A De Rosa, probabilmente, andò peggio di tutti, visto che la fetta di mercato rimasta fuori era quella dell’hip-hop: gli opuscoli portavano scritto “il fratello DJ De Rosa è un fortissimo skater e il suo sogno è di diventare the king of rap. Il suo armadio è ricolmo di felpe e cappellini e lui non esce mai senza tenere bene in vista il suo medaglione in oro massiccio. Alle sue feste si passa il tempo bevendo champagne e osservando tipe giuste in abiti succinti. Yo bro!”. Per liberarsi di queste descrizioni i Jokers ci misero non poco (Grassi addirittura non fece in tempo perché perse la cognizione di causa prima di riuscirci).

30. Pollina, Manuel: compagno di scuola di Bernardini e De Rosa, laureatosi in legge all’università di Bologna, Pollina diventerà l’avvocato finale dei Sad Jokers. Toccherà a lui salvare dalla fustigazione De Rosa, dopo che si era spogliato completamente al termine di un concerto in Arabia Saudita, o rintuzzare l’accusa di plagio mossa ai Jokers dagli eredi di Natalino Otto riguardo alla canzone A roomful of rabbits. Con lo scioglimento del gruppo, Pollina deciderà di non parteggiare per nessuno dei quattro Jokers, nonostante le profferte miliardarie di De Rosa che desidera a tutti i costi citare in giudizio i vecchi amici per blasfemia, cospirazione e lesa aspettativa.

31. Psiche: in tutta l’opera dei Jokers vi sono corposi riferimenti alla psiche umana. Sergeant Buggiani’s lonely hearts rabbit band è una sorta di concept album sui viaggi mentali che l’individuo affronta in bilico tra coscienza e subcoscienza. Il periodo di maggior tensione psicanalitica è però, senza dubbio alcuno, quello di Stefano Grassi, che culmina con la lunghissima poesia intitolata The finish. Ispirata da The end dei Doors, questa canzone è una sorta di testamento spirituale di Grassi, l’ultimo brano da lui scritto per i Sad Jokers. La frase forse più significativa del pezzo, “non riesco più a capire quello che faccio, proprio perché non voglio più capire niente”, è diventata un emblema generazionale, un inno per tutti i giovani che non riescono a riconoscersi o ad adattarsi allo stile di vita borghese, basato sul conformismo e sull’ipocrisia. Al di là di questo messaggio, tuttavia, The finish rimane un quadro agghiacciante delle condizioni mentali deliranti del suo autore, un quadro che apre uno squarcio alquanto buio sui livelli di alterazione che il cervello umano può raggiungere.

32. Psichedelia: tra i tanti generi musicali affrontati dai Jokers non poteva mancare la psichedelia. Dapprima si tratta di una sorta di “citazionismo”, come in Marzipan dog, ma presto i ragazzi giungono a rielaborare completamente il linguaggio musicale in questione, dando vita ad una neo-psichedelia che avrà grande seguito negli anni a venire. Album come Sergeant Buggiani’s o White, black, green, yellow, red and blue album divengono pietre miliari per chiunque voglia trascinare il rock negli strampalati territori dell’assurdo. Non a caso, alfiere di questa tendenza è De Rosa, che in molte interviste si è vantato di saper creare nonsensi e cose insensate senza ricorrere all’uso di droghe. “O santo cielo!”, è il commento che nasce spontaneo.

33. Religione: “I Sad Jokers e la religione sono come cane e gatto”, scrisse una volta Rolling Stone. “Non è proprio esatto”, ribatté Rocca in seguito, “perché almeno i cani e i gatti non vengono a dire agli uomini come passare la vita”. In tutta la storia della band, numerose dichiarazioni dei musicisti riguardo alla religione hanno scatenato veri e propri vespai. Più delle ripetute bestemmie e degli orribili insulti di cui a turno sono stati fatti oggetto Dio, la Madonna, Cristo, i profeti e compagnia bella, a lasciare il segno sono state le convinzioni sfacciatamente atee dei ragazzi. De Rosa, prima di identificare se stesso con il Creatore, ebbe parole alquanto eloquenti in merito: “Ormai l’unica utilità di Dio è di potergli dare la colpa”. Vi furono molte furenti campagne contro il gruppo, specialmente nei paesi di maggior sentimento religioso, ma l’apoteosi si raggiunse nel 2007, poco dopo il trionfo planetario di The dark side of the bathroom: Bernardini, in un’intervista alla CNN, parafrasò John Lennon dicendo che “i Sad Jokers sono più popolari di Gesù Cristo ed anche molto più fighi e che l'unica cosa buona fatta da quel nazareno capellone e sporco è stato di tramutare l'acqua in vino, che anche se non è vero rimane un buon concetto”. L’America prese letteralmente fuoco, il fuoco dei dischi dei Jokers gettati nel rogo da tutti i credenti, più o meno bigotti. Gli uffici della casa discografica a Memphis furono devastati da orde di fanatici furiosi, su internet iniziarono a circolare fotomanipolazioni di Rocca e soci all’Inferno, vennero pubblicati infiniti pamphlet sull’empia immoralità che i quattro ragazzi propugnavano e si diffusero voci fasulle che volevano i Jokers adoratori di Satana o, in taluni casi, Satana adoratore dei Jokers. Svariate date del tour in programma sarebbero state annullate, compromettendo in modo serio l’immagine del gruppo, se non fosse intervenuto Averame, che il Parents World Institute aveva da poco definito “il ragazzo che tutte le mamme del mondo vorrebbero come genero”. Il saggio Cristiano rettificò le dichiarazioni degli altri membri e spiegò che, pur non condividendolo, tutti e quattro rispettavano il profondo sentimento religioso che anima i cristiani osservanti. Per fortuna nessuno fece caso a De Rosa che, poco indietro, stava commentando con un: “Ma Cri non ha ancora finito di sparare cazzate?”, e le polemiche pian piano si sopirono.

34. Rocca, Andrea: Andrea nasce il 26/07/1983 a Carrara. Alle scuole medie conosce Bernardini, in seguito De Rosa e Grassi. Tra i quattro nasce subito una sintonia difficilmente riscontrabile in qualsiasi altra banda di alcolisti, che presto si traduce sul piano musicale. Dei Sad Jokers Rocca è il chitarrista e la voce, dopo l’abbandono di Grassi. La prima hit del gruppo, Fall from all, è opera per la maggior parte sua, così come la maggior parte di tutti i lavori successivi, eccezion fatta per The floor. Rocca lancia il War to the war tour con De Rosa, tira fuori l’ispirazione per The dark side of the bathroom, cura gli album solisti di Grassi, organizza il leggendario live Motherfucking rock, scopre i raggiri del Maharishi Orso Maria Yogi durante il periodo indiano, scrive l’album Highway to heaven insieme con Averame e la trama del Barbiere di ciniglia, recita come protagonista in molti dei film del gruppo – trash e non. Idolatrato in tutto il mondo come una delle maggiori personalità del rock, Rocca entra in un periodo di crisi subito dopo The floor, tanto che l’ormai vaneggiante De Rosa cerca di estrometterlo dal gruppo per un banale vibrato di troppo. Dopo la rottura con i Jokers, il chitarrista si tufferà in una sequela di ripetitivi dischi di rock and roll classico, basati appunto sulla somiglianza tra le parole Rocca e rock; vedranno così la luce lavori alquanto mediocri come Rock with Andrew Rock (2019), Andrew Rock and roll (2020), Rocca and roll (2021) ed altri ancora. La riscossa arriverà qualche anno dopo con il toccante Ballads for a goldfish (2025), triste disco acustico dedicato alla morte del proprio pesce rosso – che alcuni interpretano come lamento per l’andropausa ormai incombente. Molto interessanti sono anche i progetti successivi, come il libro La morte della luna (2027) o l’album-poema Bottìade (2029).

35. Sanguinetti, Federico: nato il eh?/boh?/1985 a Carrara, Sanguinetti entra durante l’adolescenza nel giro di conoscenze di Grassi, Rocca e compagnia. Buon chitarrista, lunga chioma fluente (De Rosa lo ribattezzò “il biondo immondo”), Sanguinetti sembrava destinato a diventare un grande nome del rock. La crisi esistenziale che attraversò intorno ai vent’anni, però, stravolse queste aspettative e lo condusse a farsi frate francescano in un eremo sulle colline toscane. Chi lo ha incontrato sottolinea la sua curiosa scelta di rasarsi i capelli al centro, come costume dei frati, ma di tenerli lunghi negli altri punti. Della chitarra di Sanguinetti rimane traccia nel primo ep dei Jokers, precisamente in Cazzia d’Oriente part II. In seguito, poco prima di raggiungere il successo, Rocca cercò di farlo rientrare nel gruppo, ma senza risultati.

36. Sanremo, Festival di: il Festival di Sanremo, per chi non lo sapesse, è una manifestazione di basso livello (ma di alti indici di ascolto) che, da una sessantina d’anni, si è assunta l’oneroso compito di conservare lo stato della musica italiana ai fasti di Claudio Villa e Laura Pausini. Generalmente l’intero mondo del rock italiano di qualità snobba il Festival o vi partecipa con dichiarati intenti ironici (come Elio e le storie tese). Simile è il caso dei Jokers: nel 2006 la casa discografica fa forti pressioni perché il gruppo partecipi a Sanremo, ventilando la possibilità di triplicare le vendite nel Belpaese. Rocca è nettamente contrario, Grassi non è già più in condizioni di decidere, Bernardini, come al solito, dichiara di fregarsene, ma De Rosa e Averame, spalleggiati dal manager Lancioni, danno parere positivo. “Ci siamo andati con la precisa intenzione di fare gli scemi”, dichiarerà il batterista. La notizia della partecipazione dei Sad Jokers a Sanremo desta scalpore in tutta Italia: non mancano accuse di commercializzazione o presenzialismo, ma nel frattempo lo share televisivo del programma sale alle stelle. Il brano che la band ha preparato, Ottagoni, è quanto di più distante dallo stile sanremese e pare anzi una presa per il culo bella e buona indirizzata al “rachitico mondo della canzonetta piccolo borghese”, come lo definisce De Rosa in un intervista. I Jokers sembrano mirare ad un tranquillo ultimo posto, ma hanno fatto i conti senza il loro frontman: Grassi, che ormai è uno schiavo stakanovista delle droghe, supera la prima e la seconda sera, ma alla terza esibizione combina un finimondo. Imbottitosi di acidi, pasticche, erba e cocaina, si presenta con un imbarazzante ritardo, monta sul palco palpando il fondoschiena delle vallette e inizia a vomitare improperi, parolacce e bestemmie. Gli altri membri della band sono attoniti e cercano di calmarlo; anche il presentatore, Pippo Baudo ha la pessima idea di intervenire: si avvicina a Grassi per interrompere il suo sproloquio, ma il cantante, non appena lo nota, afferra l’asta del microfono e gliela spacca in testa. In sala scoppia il panico: Baudo collassa sanguinante al suolo, Grassi si strappa i pantaloni, si getta su di lui e tenta di usargli violenza. A salvarlo intervengono gli altri Jokers, che trascinano via il compagno coprendogli le pudenda con la custodia della chitarra di Rocca. In quel momento anche il servizio d’ordine arriva sul palco e cerca di farsi consegnare Grassi: al rifiuto dei Jokers, la situazione si scalda velocemente e si arriva alla rissa. Sembra di assistere ad una scena da spaghetti-western: pugni, calci, grida e botte, il servizio d’ordine da una parte, i Jokers e la loro coorte dall’altra, il pubblico in mezzo. Grassi si divincola dalle braccia di Averame e comincia a masturbarsi davanti ad una telecamera, mentre Rocca e Bernardini approfittano del caos per aggredire i Matia Bazar, appena giunti in sala. La diretta viene oscurata e alla fine è necessario l’intervento della polizia per calmare le acque, ma il bilancio dei feriti e dei contusi è assai consistente. La direzione del Festival espelle seduta stante i Sad Jokers dalla competizione e li bandisce vita natural durante (“Che perdita…”, è il commento a caldo di De Rosa). Il problema più scottante è un altro: Pippo Baudo e gli organizzatori vorrebbero portare la band in tribunale, e soltanto la strategia di Lancioni, per quanto cinica, riesce ad evitare lunghe cause legali che danneggerebbero l’immagine del gruppo: il manager, nel giro di un’ora dal fattaccio, indice una conferenza stampa in cui chiarisce che i Jokers si dissociano completamente dalla condotta di Grassi e che, se lo hanno difeso, è stato solo per dovere di amicizia. Attribuisce poi l’operato del frontman alla sua triste condizione di tossicodipendente e si dilunga nell’attribuirgli una finta infanzia difficile e tonnellate di problemi assolutamente fasulli. Toccata al cuore, la stampa e tramite essa l’opinione pubblica si schierano a fianco dei Jokers e chiedono a gran voce la riconciliazione tra Baudo e Grassi. Entrambi si rifiuteranno, ma, per fortuna, la vicenda si concluderà senza ulteriori strascichi. Dopo un paio di mesi di silenzio stampa, Rocca tornerà sull’evento dicendo che “è stato meglio così, con Sanremo c’entravamo poco e nulla” e assicurando di aver bruciato la custodia della chitarra.

37. Sodini, Andrea: nato il beh/ullallà/chissà a Massa, Sodini conosce nell’adolescenza i futuri membri dei Jokers. Laureatosi in architettura a Parma, diverrà il progettista ufficiale di case ed edifici del gruppo (suo il progetto della famosa Villa dentro la Cascata di De Rosa o della città sotterranea di Bernardini) e spesso curerà la scenografia dei concerti. Sodini acquista però un’importanza determinante in relazione a The floor. Verso il 2015 sarà lui a lanciare la fortunatissima moda delle case senza pavimento, a diretto contatto con il terreno. In una di queste case vivrà Joker, il protagonista dell’album, che, in seguito ai suoi traumi, finirà per ricoprire l’erba con mattonelle. Con il pavimento competo, sarà completo anche l’isolamento di Joker dal mondo circostante, e solo con la sua distruzione il musicista potrà riscoprire i veri valori della vita, rappresentati, forse con qualche allusione, dall’erba verde. La stella di Sodini continuerà a salire nel mondo dell’architettura, fino a farlo diventare uno dei più grandi nomi di sempre. Non potremmo chiudere senza ricordare il progetto che lo eternerà nel firmamento degli artisti: “L’Arcobaleno” di marmo, lungo duecento metri e alto cinquanta, costruito in cima alle Dolomiti.

38. Strumenti musicali: la creatività musicale dei Sad Jokers non si esplica solo nelle melodie e negli arrangiamenti, ma negli stessi strumenti utilizzati. I ragazzi di Carrara hanno dato nuova vita a strumenti finiti nel dimenticatoio, come il gong o il sitar, e ne hanno inventati di nuovi: dall’alto (il contrario del basso, formato dalle ultime due corde della chitarra più dal suono ancora più alto) al grosso (una specie di contrabbasso con corde talmente grandi che per suonarlo sono necessari martello e scalpello), dalla chitarra elettronica al violino meccanico. In segno di riconoscimento per il giro di affari creato, la International Association of Musical Instrument Builders ha conferito ai Jokers la sua massima onorificenza, il plettro di argento.

39. Vivani, Fabio: nato il plerf/flerp/hep a Carrara, Fabio Vivani è il migliore amico di Averame. È lui, anzi, a presentare il futuro batterista a Bernardini e De Rosa. Vivani può essere considerato a ragione il sesto Sad Joker, in quanto ha collaborato come tastierista a molti album e concerti. In Highway to heaven firma addirittura due canzoni insieme a Rocca ed Averame. Non solo, Vivani ricopre spesso il ruolo di produttore: sua è l’idea di inserire lo storico solo di xilofono in All along the swatchtower. Anche dopo lo scioglimento dei Jokers, Vivani continua a lavorare con i singoli ex-membri. Cura gli arrangiamenti di Vote me di De Rosa e di alcuni dei numerosi album di rock & roll di Rocca. È interessante notare, infine, che durante il periodo di indigenza attraversato dai Jokers – durante il quale tutta la coorte di amici e profittatori fu ridotta alla fame – Vivani fu l’unico a salvarsi dal tracollo finanziario: trasse in inganno Lancioni, convincendolo a firmargli un contratto-capestro che obbligava i Jokers a pagarlo anche durante i periodi di inattività. Fu così che si costruì decine di ville in California…

40. War to the war: nell’ottobre 2006, sei mesi dopo We’ve got it hard, i Jokers fanno uscire un ep dall’eloquente titolo di War to the war. Il gruppo, in numerose interviste, sostiene di aver preso coscienza della propria celebrità e di volerla utilizzare a fini positivi, come appunto la “guerra alla guerra”, nella fattispecie il conflitto Usa-Iran che è nell’aria. Il pacifismo dei Jokers è incazzato e violento nei termini, ma viene accolto con grande favore dall’opinione pubblica. Durante la famosa manifestazione per la pace a Washington, a fine 2006, molti attivisti agitano cartelli con frasi di De Rosa, Rocca ed Averame. Quest’ultimo si reca addirittura sul posto e canta Don’t give war a chance in mezzo ai manifestanti. È da qui che nasce l’idea di De Rosa e Rocca di lanciare un War to the war tour, lungo tutto il mondo, che vada a scuotere il potere direttamente nei luoghi dove si nasconde; accanto a concerti tradizionali, i Jokers si producono in azioni di forte impatto: dapprima si intrufolano sul tetto della Casa Bianca e ivi suonano con un dichiarato intento polemico che non viene affatto colto dal presidente Bush, il quale si siede a godersi lo spettacolo e alla fine chiede ai ragazzi il loro autografo. Passano alla storia anche la rissa al parlamento inglese, il raid in mezzo alla flotta americana nel Golfo Persico, durante il quale i Jokers disegnano enormi falli sulle fiancate delle navi, o l’assalto ad una colonia ebraica in Cisgiordania a colpi di fucili ad acqua (per la cronaca, i coloni rispondono con fucili veri e propri, costringendo alla fuga i terrorizzati musicisti). Durato in totale sei mesi, il War to the war tour passa alla storia, schiera una impressionante sequela di tutto esaurito e contribuisce sia a rafforzare l’immagine dei Sad Jokers nel mondo che a fornire loro molte di quelle esperienze che di lì a poco confluiranno nel capolavoroso The dark side of the bathroom. C’è da dire, tuttavia, che l’impegno sociale della band avrà ben pochi risultati, cosa che lascerà delusi i membri – eccezion fatta per Bernardini, che dichiarerà a più riprese di fregarsene altamente e di aver partecipato alle azioni protesta “solo perché erano divertenti”. Gli altri Jokers non tralasceranno mai la politica, ma non vi parteciperanno più con quest’enfasi, un’enfasi che non può che riportare alla mente il vecchio combat rock dei Clash.


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