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IL MAGICO MONDO DEI SAD JOKERS  Torna alla Homepage

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13. Dubbio: “Siamo un gruppo che non hai mai nessun dubbio. Forse”. –Bernardini, 2009.

14. Etilismo: i Sad Jokers hanno definito l’alcol in svariati modi, tra cui: amico, compagno, sodale, spalla insostituibile, aiuto, stampella della vecchiaia e figata pazzesca. Non solo ispirazione, ma vero e proprio stile di vita, esso rappresenta un fattore di primaria importanza nell’avventura artistica dei Jokers. Non a caso, Etilism è il titolo della prima traccia di The dark side of the bathroom, a simbolo di un percorso che porta dal bere allo sciacquone (vedi). Per la cronaca, la seconda canzone si chiama Think drink, per non scordare Dreaming of alcohol e I’m still here drinking beer di Bernardini.

15. Film: durante la loro carriera i Jokers hanno prodotto molti film, la maggior parte dei quali da loro interpretati. In un primo momento si trattava di opere di carattere abbastanza elitario, come dì o merda? del 2005, Life in a w.c. del 2008 o Along the blue glue del 2012. In seguito al tracollo finanziario, tuttavia, i Jokers cercheranno di utilizzare il cinema per recuperare fondi. Nel giro di tre anni daranno così alla luce una impressionante quantità di pellicole che definire trash è un complimento azzardato, che vedranno alla regia i figli dei fratelli Vanzina, Neri Fetenti o Andrea Lancioni. Tra i più famosi: La porcona nel camerino del chitarrista, La maiala si fa tutta la band e Natale con i Sad Jokers. Le trame si fanno qui ripetitive e scontate, le battute sono squallide gag rubate dalla peggiore commedia italiana o partorite da De Rosa. Insomma, diciamo che questi film possono piacere. L’ultimo lungometraggio, di ben diversa levatura, sarà però The floor.

16.Alessandro Giovannini: Nato il 27/09/1983, Giovannini entra nell'entourage dei Sad Jokers attraverso Rocca, con il ruolo di muso ispiratore. Eterosessuale convinto sino ad una brutta notte d’estate in cui si ficcò volontariamente un intero stick di vyx sinex su per il culo, il Giovà suole definirsi ora un omnisessuale; uomini, donne, animali, vegetali e oggetti inanimati non hanno tardato a finire nelle grinfie di questo essere perverso, che oltretutto non perde tempo a farsi compatire in pubblico rendendo note a chiunque le proprie deviazioni sessuali: frasi del tipo 'Nella mia vita ho baciato molti più uomini che donne' e 'Oh fanti, anche ieri sera mi sono sparato tre pippe guardandomi Super Quark, cazzo, mi farei troppo il professor Cannella' lo hanno reso un personaggio famigerato e se non addirittura scomodo. Famoso per la sua raccolta di poesie, i 'Sonetti Penosi' (nel senso che l’oggetto principale delle sue opere è il proprio pene), di stile neoclassico, è conosciuto soprattutto per opere come 'Ode al mio Pene' e 'Attrazione fatale' (che lui stesso indica come il proprio masterpiece). In fase di elaborazione il nuovo e attesissimo lavoro: 'Amore coaugulante'.

17. Grassi, Nicolò: Nato il 6/10/1981 a Carrara, Grassi frequenta la stessa scuola di De Rosa. I due, però, si incontrano solo di sfuggita, forse perché, come certe voci sostengono, De Rosa si aggirava per l’istituto travestito da botte. La conoscenza avviene invece in una grigia mattina pisana, mentre Grassi si aggira sperso in cerca della sua facoltà, la stessa del kazooista, che lo conduce a lezione. “Il sollievo iniziale”, dichiarò Grassi in seguito, “si tramutò in disillusa apatia non appena scoprii che anche lui era un fancazzista spallato”. Tramite De Rosa, Grassi conosce anche Rocca, con il quale nasce subito una forte intesa a livello etilico e filosofico. Con la scalata al successo, Grassi diverrà il fotografo ufficiale della band: sua è la famosa foto che ritrae i Sad Jokers mentre scivolano lungo una pista da sci sull’Himalaya, durante il soggiorno indiano del 2010. Nicolò è anche il regista di moltissimi video del gruppo e di alcuni loro film e cortometraggi. Dopo lo scioglimento del gruppo, Grassi si è trasferito a San Francisco, dove ha aperto i GAS (Global Art Studios).

18. Grassi, Stefano: Stefano, detto Sté dagli amici, nasce il 20/5/1984 a Carrara. Tramite l’amico Chelotti, nel 2001 incontra De Rosa e Bernardini, e successivamente Rocca. Nasce tra i ragazzi una grandissima amicizia che presto si tramuta in collaborazione artistica, dando vita all’Ep Oriental sessions. Grassi, nel frattempo, viene iniziato alle droghe leggere, che non lo abbandoneranno più. Suo è il colpo di fortuna che lancia la band verso il successo: in una fredda sera di ottobre, mentre sta tornando a casa, incontra un barbone che gli chiede dei soldi; in stato confusionale (per ovvie ragioni), Sté inizia a prenderlo a calci canticchiando una delle canzoni che in quel momento la band sta provando, Fall from all. Il caso vuole che un famoso produttore in quel momento si trovi a passare di lì, ascolti il pezzo e di fermi a chiedere al ragazzo chi lo abbia scritto. Alla risposta “io e il mio gruppo”, il produttore non perde tempo e mette sotto contratto i Sad Jokers. L’avventura musicale di Grassi con i Jokers durerà soltanto due album, Collettive psychosis e We’ve got it hard: in seguito, diverrà talmente schiavo delle droghe, leggere e non, da costringere i compagni ad estrometterlo e relegarlo a Carrara, dove tuttora vive. Rocca, nei due anni seguenti, curerà i suoi dischi solisti, Rainbow keeps falling on my head e Where am I?, domanda che resterà senza risposta. Grassi non uscirà più dal tunnel delle droghe e perderà presto ogni percezione del reale. Nel 2009, quando incontrerà i suoi ex compagni, di passaggio a Carrara, non li riconoscerà e chiederà loro degli spiccioli per comprare del fumo. Da questo incontro repellente, i Jokers trarranno l’album Wish you weren’t you, dedicato a Grassi. Cosa sia della vita di Stefano oggi, nessuno lo sa di preciso. Idolatrato in tutto il mondo dai fans dei primi Jokers e dell’heavy-stoning, si dice che ora passi le sue giornate tra erba e filastrocche per bambini, assistito – per modo di dire – dal fedele amico Giacomo Delfino.

19. Impegno sociale: “I Sad Jokers sono un gruppo impegnato. Non pretendiamo di fare politica, almeno per ora, ma di rompere le scatole a chi la fa, cercando di sensibilizzare qualche coscienza”. Questo dichiarava De Rosa all’indomani dell’uscita di War to the war. Effettivamente, in quel periodo, i Jokers parteciparono a molte azioni di protesta contro la politica americana e a molte iniziative di beneficenza, quasi rinnovando il combat rock dei tempi dei Clash. Rifiutarono cortesemente, però, tutte le avances di Bono degli U2, che li voleva a tutti i costi inserire in uno dei suoi progetti a sfondo umanitario. Perché? Pare che dietro alla decisione ci fosse Bernardini, che non aveva mai sopportato la musica ed il presenzialismo del cantante irlandese. Da lì in poi, tuttavia, l’impegno dei Sad Jokers andò scemando, seppure mantenendosi sopra la media. Nel 2014, per esempio, De Rosa, Averame e Rocca parteciparono al grandioso festival del Rock for Peace, Unity and So On, a Parigi, suonando un collage di alcune famose canzoni pacifiste: Imagine zombies blowin’ in the wind on bloody sunday. Bernardini si mantenne sempre distante da queste scelte, finché, verso il 2016, prese ad intendere l’impegno sociale in senso prettamente razzista e di conservazione dei privilegi delle elite (vedi la voce Razzismo per maggiori informazioni).

20. Joker: come Pink era il nome del protagonista di The wall dei Pink Floyd, così Joker è il nome dell’eroe di The floor. Non proprio eroe, a dire il vero: Joker è un musicista di successo incapace di reggere il confronto con la realtà e di superare i suoi molti complessi, dalla rivalità con Batman (vedi) al non riuscire a fare sesso. Sempre più oppresso, finirà per isolarsi e rinchiudersi nell’idolatria dei suoi fan, sostituendo un’illusione artefatta alla realtà circostante. Questo processo si rispecchia nella progressiva costruzione di un freddo pavimento in casa sua, le cui stanze ne erano prima prive (secondo lo stile lanciato in quegli anni dall’architetto Andrea Sodini ((vedi))). Ogni trauma che Joker subisce è un’altra mattonella che viene aggiunta al pavimento: una volta che quest’ultimo sarà completato, Joker perderà il contatto con la natura e con la sua vera essenza di individuo. La situazione finirà però per invertirsi non appena il protagonista si renderà conto del proprio isolamento e di non avere più nessuno che tenga a lui come individuo. Inizierà così una vertiginosa serie di tentativi di fuga o rivalsa che sfocerà in un processo per atti osceni in luogo pubblico (che non può non ricordare quella subita dallo stesso De Rosa, in Arabia Saudita, qualche anno prima), vissuto da Joker come una condanna contro la sua pulsione alla solitudine. La storia si concluderà con la distruzione del pavimento e la riscoperta dei germogli di erba prima soffocati dalle oppressive mattonelle.

21. Lancioni, Andrea: nato il 23/5/1983 a Carrara, Lancioni conosce Bernardini e De Rosa a scuola e, dopo il diploma, studia giurisprudenza a Bologna. Quando i Jokers raggiungono il successo si accorgono di aver bisogno di un manager affidabile: Lancioni, che è per caso presente alla discussione, si propone dicendo di aver seguito un corso di gestione di fast food; i ragazzi, peraltro visibilmente ubriachi, accettano e lo assumono. La guida di Lancioni si rivelerà, tuttavia, saggia ed assennata: non avrà colpe per il periodo di indigenza del gruppo, visto che Bernardini opererà alle sue spalle; sua sarà anzi l’idea di recuperare fondi con film trash e apparizioni televisive ai limiti del grottesco (come quella del 2016 allo Zecchino d’oro, al termine della quale un furioso Rocca attaccherà briga con i bambini). Sarà Lancioni, poi, a mangiare la torta alla base del litigio finale dei Sad Jokers; dopo la rottura, sbarcherà il lunario vendendo indiscrezioni, vere o false, sui membri del gruppo e gestendo i progetti di ego-totalitarismo di De Rosa.

22. Lega Nord: la Lega Nord, partito italiano che si prefiggeva la conservazione degli interessi della parte settentrionale dell’Italia o, più in generale, della “razza padana”, contro “negri, terroni, comunisti e Roma ladrona”, ebbe nel 2006 una curiosa polemica con i Sad Jokers: il titolo del loro secondo album, We’ve got it hard, riecheggia in apparenza uno degli slogan leghisti, appunto “ce l’abbiamo duro”. Alcuni esponenti del partito si videro così legittimati ad indicare i Jokers come propri simpatizzanti, cosa che destò dibattiti senza fine sulla stampa e tra i fans. A chiarire ci pensò Bernardini, spiegando che il titolo era stato ideato da lui appena prima di iniziare un’orgia con una banda di modelle svedesi allupate ed aggiungendo che “anche noi odiamo i terroni e ce l’abbiamo duro, ma non per questo facciamo parte di un’accozzaglia di contadini analfabeti vestiti di verde”. È superfluo osservare che questa dichiarazione scatenò ulteriori polemiche.

23. Libri: artisti del calibro dei Sad Jokers non potevano certo ignorare il mondo della letteratura. Più e più volte i libri dei ragazzi di Carrara finiranno in vetta alle classifiche dei best-seller. Tra le opere più importanti, ricordiamo Oltretomba quotidiano e Lettere di uno spazzino di Rocca, Novilunio e Tridiario di De Rosa, Elegie falsiste in prosa e il pamphlet propagandistico Morte ai negri di Bernardini e, per quanto riguarda Averame, Diablo contro Ursus e Cip! Origami bludiprussia sfrecciano nella piccola immensità del ferro da stiro (scritto a quattro mani con Yoko Ano).

24. Live: le performance dal vivo dei Sad Jokers sono passate alla storia per la quantità di emozioni e di eventi con cui i musicisti sapevano intrattenere il loro pubblico. Memorabile è la crocifissione di Chelotti ad Atlanta, nel 2011, ma anche la proiezione del film dì o merda? con musica suonata dal vivo, a Melbourne due anni dopo.

25. Maharishi Orso Maria Yogi: discepolo del Yogi già guru dei Beatles e padre spirituale di John Lennon, Orso Maria ripeterà il colpaccio del maestro attirando nella sua rete i Sad Jokers. Tutto nasce da un ciclo di conferenze che il santone indù, gestore della famosa università “dell’illuminazione vedica a mente libera ed assente da oscuri pregiudizi come un fagiano che libra le ali sulle sacre acque del Gange”, tiene a New York e alle quali si trova ad assistere Cristiano Averame, all’epoca in crisi mistica e in cerca di risposte che non vengano necessariamente dall’alcol. Il batterista dei Jokers fa di tutto per conoscere di persona Yogi, al quale non par vero di avere una così ricca gatta da pelare; non appena incontra gli altri membri del gruppo, riesce senza troppa fatica a convincerli a passare un periodo in India, ad un corso di rieducazione mentale. Qui i Sad Jokers proveranno droghe potentissime e scopriranno strumenti poco noti come il sitar o il gong elettronico, dando vita ad uno dei loro album più discussi, White, black, green, yellow, red and blue album. E’ Rocca, il meno coinvolto dei quattro, che alla fine scopre i piani nascosti del Maharishi, rinvenendo dei documenti che indicano il gruppo come “quella banda di creduloni” e ventilano l’idea di “continuare a spillar loro quattrini infarcendoli di menate pseudo-filosofiche” con particolari riferimenti “a quel giuggiolone di Averame”. Il quale giuggiolone sarà l’unico a non voler rompere i rapporti con Yogi, facendone il suo padre spirituale e dubitando anzi di Rocca. Il periodo indiano, tuttavia, avrà qui brusca conclusione.

26. Marcello, batterista: il noto Marcello – per la verità pare che non sia questo il suo vero nome – fu il primo batterista dei Jokers. Di poco più giovane degli altri componenti, non riuscì a riconoscersi nel loro stile di vita, tanto che abbandonò il gruppo alla terza sessione di prove, dicendo di uscire a prendere le sigarette per poi non tornare più. Dapprima fu la band a soffrire la defezione, ma, non appena essa raggiunse il successo, i ruoli si invertirono: Marcello capì di aver perso l’occasione della sua vita ed entrò in un periodo di profonda depressione, che sfociò in un tentativo di suicidio: si gettò dentro una pozzanghera con un phon acceso, ma ne uscì miracolosamente illeso. I Jokers non ne furono molto scossi: come unica reazione, gli inviarono un mazzo di fiori con un bigliettino su cui scrissero soltanto “mondalo”. Col tempo, da quel poco che si sa, Marcello ha tentato di riprendersi dal suo crudele ma meritato destino. Gira voce che, insieme con l’ex-Beatles Pete Best, abbia dato vita ad un movimento in favore dei musicisti sfortunati.

27. Metal: nessuno dei Sad Jokers, a parte Averame, ha mai amato particolarmente il metal. Da una dichiarazione di De Rosa del 2006: “Il metal è una forma di musica che riesce a veicolare solo rabbia ed insoddisfazione. Musicalmente, non va oltre riff banali e ripetitivi, chitarre pesanti, urla sguaiate e voci baritonali. Bleah.”. Nonostante questo, o forse con un preciso intento satirico, la band inserisce in We’ve got it hard un pezzo metal, per la precisione metal-autolesionista: Shovelades of shit, “Badilate di merda”.


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